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Io cardo, o il potere terapeutico di due spazzole a denti fitti

Cosa succede a una mamma di due adolescenti se alle dieci di sera suo figlio si accorge di aver finito le tempere che deve portare il giorno dopo a scuola e sua figlia si ricorda che deve stampare in duplice copia dei fogli excel? Non so le altre mamme, io mi arrabbio. Passo le mie giornate a chiedere e a controllare, a provare lezioni di storia e geografia, ad ascoltare lamentele e proteste (che per la verità vengono represse sul nascere)…Ma è mai possibile che salti sempre fuori la Peppa Tencia last-minute? Sì, è possibile.
E’ successo anche ieri. Sorvolerò sui venti minuti in cui tutto, fortunatamente, si è risolto per il meglio, per concentrarmi sul metodo che uso solitamente per recuperare lo zen.
Io cardo.
No, non è una parodia di dubbio gusto di Fausto Leali. Io cardo, con le mie spazzole e anche piuttosto energicamente.
Ieri sera, mentre mi ripigliavo dall’arrabbiatura, mi sono ricordata di aver lasciato in un angolo degli avanzi di merino nelle tonalità dei blu, in attesa di trovar loro una collocazione degna. E anche del mohair giallo e verde acido. E della seta tussah gialla. Per non parlare del cascame di seta bianco, viola e turchese. Intanto sentivo in lontananza dei “Grazie, mamma”, “Scusa, mamma”, “Meno male che ce l’abbiamo fatta…” (quest’ultimo commento è durato poco, perché era al plurale. IO ce l’ho fatta!)
Senza che me ne accorgessi, mi sono immaginata tutti quegli avanzi insieme. Magari con una piccola aggiunta di fibra metallica, tanto per risollevare un po’ il morale.
Con la voglia di tirare fuori il cardatore rasente lo zero, mi sono fiondata a prendere le spazzole e tutti i sacchettini blu, azzurri, gialli, verdi e viola.
E ho iniziato a cardare.
“Mamma, mi firmi il libretto?” E zac, primo passaggio in spazzola.
“Mamma, non ho sonno, posso incuffiarmi mentre leggo?” E ri-zac, secondo passaggio in spazzola.
Ovviamente, parlo delle mie fibre, non dei ragazzi. Anche se non è difficile trovare un nesso tra la mia esasperazione e la velocità delle spazzole, vi posso garantire che i due mostri sono in perfetta salute e questa mattina sono andati a scuola loro malgrado.
Io invece sono rimasta a casa con questo:

ilmiotessoro

Non è bello per nessuno alzarsi presto, nemmeno per me.
Ma questa mattina è stato un po’ meno peggio, perché mentre risollevavo le sorti delle varie stanze di casa, in cui sembrava che fosse appena esplosa una bomba carta, pensavo a come avrei potuto utilizzare il mio “tesssoooro”.
E naturalmente, l’idea non ha tardato ad arrivare ;-)

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Se per filare si attacca la spina

Oggi vorrei dire due parole su quel piccolo gioiellino che è l’electric spinner della Hansencrafts.

electric spinner

Ammetto che inizialmente mi faceva un po’ paura: uno strano aggeggio a pedale che stravolgeva tutte le nozioni che avevo faticosamente assimilato in anni e anni di filatura tradizionale.
Le incognite erano molte, ma soprattutto una: che cosa avrei potuto filare su quello strano aggeggio che non sembrava dare molte possibilità di scegliere e regolare la tensione? E poi, il prezzo era un po’ alto per un esperimento… Alla fine, il fascino esercitato dalla possibilità di filare comodamente e a una certa velocità ha avuto il sopravvento su ogni scrupolo e l’ho ordinato.
D’altronde, non si poteva resistere a questo filmatino che mi tentava ogni giorno sul sito della Hansencratfs:


Quello che vedete è il modello vecchio, ma non è molto diverso dalla nuova versione.
I pro di questo spinner sono il woolee winder (è un’opzione da specificare al momento dell’ordine) associato alla assoluta fluidità della filatura.
Il controller di avvio è un normale pedale come quello delle macchine da cucire. Io di solito lo appoggio sul tavolo e lo comando con la mano, ma vedo che molti preferiscono usarlo da terra.
Una piccola rotellina permette di aggiustare la tensione e la velocità si varia ruotando un piccolo regolatore posto sul davanti.
Il contro è che comunque bisogna abituarsi.
All’inizio, non sentire il controllo dell’arcolaio (che di fatto non c’è) e non vedere la ruota che gira può essere un po’ spiazzante. Non riuscirete a trasferire su questo attrezzo tutti i vostri calcoli di rapporto e numero di giri.
Bisogna farci un po’ la mano. Ma poi ogni perplessità passa. Almeno, a me è passata.
Per quanto mi riguarda, trovo che sia perfetto per realizzare filati mediamente sottili e regolari, proprio per la costanza di velocità e tensione che garantisce. Questo permette di rimanere concentrati sul drafting. Ho avuto comunque buoni risultati anche filando del tweed e dei 2-ply non troppo grossi. Ecco uno dei miei tweed preferiti, in merino e seta:

seafoam
E qui un 2-ply in merino ricavato da un roving dipinto a mano:

grass
Tenete poi presente che se, come nel mio caso, si utilizza con il WooLee winder, la comodità è tale che quasi si rischia di addormentarsi ;-)
In conclusione, non credo che sia un buon punto di partenza se non avete mai filato o se siete alle prime armi. Ma se siete già abbastanza esperte e dedicate qualche ora al giorno alla filatura, penso che questo spinner elettrico potrebbe essere un’aggiunta interessante al vostro “parco macchine”.
Qui trovate il link alla brochure con tutte le specifiche. Iniziate a sognare :-)

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L’artigiana e la babbiona

Il contatto, sebbene indiretto, con i clienti di un negozio come polsogemello ha stimolato la mia voglia di sperimentare. E’ stato molto importante avere riscontro sulle vendite dei miei prodotti da parte di persone reali e non più dall’analisi di statistiche e diagrammi. Ho avuto anche la fortuna di avere a che fare con un team molto creativo, aperto a tutte le nuove tendenze che sono il sogno di ogni artigiano. Tuttavia, la creatività a volte si scontra con macigni insormontabili. Tra tutti, il peggiore mi è arrivato in testa quando ho messo in vendita una linea di sciarpe-collane per la linea primaverile.

La sciarpa prima della mutilazione....

La sciarpa prima della mutilazione….

Inizialmente, la prima sciarpa era per me. Ma poi ne avevo fatte altre e le avevo date al negozio. Le vendite sono andate subito bene e già ero pronta a vendere anche quella che mi ero tenuta a casa, quando mi viene recapitato un bigliettino da parte di una cliente. La signora, in tono secondo lei scherzoso, mi scriveva che si era presa la libertà artistica di tranciare tutte le eccedenze di nastro, perché non le riteneva adatte per la sua età. E si diceva anche certa che non solo avrei capito, ma anche approvato. Insomma, mi aveva fatto un favore. Allora. Premettiamo che io ho un pessimo carattere. Aggiungiamo però che non sono né stupida, né presuntuosa al punto da ritenermi intoccabile. Ma a tutto c’è un limite! Ma brutta babbiona, perché non te la sei creata tu da zero una sciarpa adatta alla tua età? Sarai anche in gamba, ma allora mi spieghi perché devi prendere una mia idea e adattarla al tuo “estro creativo”? Fortunatamente, in negozio non ci sono io. Io sono a casa a inveire. Questo episodio e altri simili mi hanno portata a difendere ancora più strenuamente il diritto creativo dell’artigiano. Un sentimento che ricordo con grande nostalgia del periodo in cui ero molto attiva su Etsy. Il fatto è che se una cosa nasce in un modo è perché chi l’ha creata l’ha immaginata e voluta così. Stiamo parlando di creazioni artigianali, tutto è lecito. Se si trattasse della costruzione di un ponte o di un esperimento scientifico sarebbe diverso. Ma nel processo creativo l’artigiano va rispettato. E’ troppo facile prendere l’idea di una persona e adattarla pensando di migliorarla. Non credo che servano solo leggi a tutela di questo principio. Temo che entri in gioco un altro fattore, per il quale ormai ho perso le speranze. Un concetto antico che si chiama rispetto per il prossimo. Sì, lo stesso che mi ha fermata dal rispondere alla signora. Almeno per iscritto ;-)

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